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UNA RAZZA AFFINE: IL “MASTINARO”

 

Se è vero che ogni razza ha un suo fascino che riesce ad attirare a sé estimatori e amanti, è pur vero che una menzione speciale va al mastino napoletano e a tutti quelli che con cura lo allevano. Come il cane da loro amato, così i “mastinari” appaiono, nell’universo cinofilo, una “razza” a parte, un gruppo di persone governate da una passione diversa. Mai questo sostantivo è stato usato in modo più appropriato, perché allevare mastini è non solo gioia ma anche vera “passione”, intesa come sofferenza e rigore. Per questo essere “mastinaro” vuole dire qualcosa di più che amare una razza ed allevarla, è più di un semplice hobby, è quasi una “fede”, una febbre che ti accompagna per la vita che spesso si trasmette di padre in figlio, che cresce e si alimenta nel tempo. Mai l’allevamento di una razza è stato così imprevedibile, pieno di interrogativi, imprevisti e casualità come l’allevamento del mastino. Per questo, più di altri allevatori, i mastinari sono spinti da questa passione, che trova linfa vitale nella voglia, tipicamente umana, di capire e conoscere, di cercare di scoprire quello che, nella maggior parte dei casi, è nascosto agli occhi degli altri. Allevare mastini vuol dire imparare a conoscere la natura, che va alle volte assecondate ed alle volte plasmata; vuol dire saper aspettare che questa faccia il suo corso; vuol dire saper accettare con pari dignità sconfitte e vittorie. Questa passione totalizzante cresce col tempo, è febbrile e contagiosa e se sei figlio di un mastinaro non te ne potrai sottrarre, la respirerai come l’aria ogni giorno della tua vita, finché non ti accorgerai che fa parte di te. Per chi è nato e cresciuto all’ombra del maestoso Vesuvio, tutto è quasi naturale: il mastino napoletano fa parte della storia campana e del suo folklore. Ma ancora di più fa parte della memoria della gente: da Napoli, Salerno, Avellino ogni uomo ha in mente quel cane “massiccio” che accompagnava nelle sue passeggiate un certo Don Mario, o quel metronotte che come unico compagno aveva quel mastino scuro come le tenebre o ancora quel signorotto benestante che aveva un buon numero di molossi per badare alla guardia della sua villa. Tutti hanno nella mente di aver incontrato almeno una volta sulla propria strada un mastino napoletano e tutti ricordano come questo fosse maestoso e sornione allo stesso tempo. Il rapporto della gente con il cane è simile a quello che anima i sentimenti verso il loro grande vulcano: la montagna incandescente se ne sta lì sopita, ma tutti sanno che ha in sé una tale potenza nascosta che se si ridestasse potrebbe spazzare via città intere; così è il mastino, dall’apparenza sorniona, sembra quasi sempre assopito come se nulla potesse interessarlo veramente, ma chi con lui a condiviso i millenni della storia sa che il suo riposo è vigile e che al minimo imprevisto sarà capace di balzare allerta pronto anche a sferrare un attacco. Per questo è temuto e rispettato, ma soprattutto allevato nel rispetto del suo carattere forte e riservato. Per queste ragioni, anche se non si è nati nella splendida Campania, sarà facile farsi catturare dall’amore per questi soggetti. Altrettanto nutrita è quindi la schiera di mastinari che risiedono fuori dal territorio partenopeo: estimatori di questo nero gioiello, sembrano essere stregati dalla sua magia, dal suo carattere austero, dalla voglia di cercare il “tipo” perfetto. Sicuramente uomini particolari, alle volte bizzarri, credo che, più di altri nel mondo cinofilo, sappiano capire ed apprezzare veramente il proprio compagno a quattro zampe, proprio per le difficoltà che questo racchiude in sé, le quali, non sono solo legate all’ambito dell’allevamento, ma alla psicologia complessa e per questo profondamente affascinante, dei soggetti stessi.

 

Splendito articolo - dedica, scritto dalla amica e giornalista "Gessica Degl'innocenti"